Che cosa distingue un anello firmato da un gioiello che osa definirsi haute joaillerie quando a portarlo è un uomo? Per decenni, il settore ha relegato l’uomo a semplici fedi nuziali, gemelli da polsino o catenine discrete, mentre le donne monopolizzavano pietre preziose, tagli arditi e filigrane d’oro. Ora, con il lancio di Alexandria, casa fondata da Ryan Bernell, la domanda diventa inevitabile: perché gli uomini dovrebbero accontentarsi di accessori quando possono possedere vere sculture da polso e da collo?
Il vuoto storico che Alexandria vuole colmare
Bernell, newyorkese trapiantato a Londra, parte da un’osservazione radicale: i grandi nomi della storia — da Alessandro Magno a Enrico VIII, da Gatsby a re Faruk — non indossavano gioielli femminili, ma parure maschili cariche di significato e potere. L’idea di Alexandria non è quella di adattare modelli femminili, ma di costruire un linguaggio estetico autonomo, dove l’oro diventa architettura portatile, dove zaffiri e rubini non sono decorazione ma statement. La sua missione è creare una categoria di alto artigianato che non esista ancora, con pezzi unici che richiedono mesi di lavorazione e dialogano con la storia dell’oreficeria antica.
Mentre le grandi maison parigine e italiane hanno esplorato ogni possibilità del gioiello femminile, il mercato maschile è rimasto un territorio vergine. Bernell lo paragona alla nascita dell’alta sartoria maschile: prima di Brioni e di Kiton, l’uomo elegante si vestiva con abiti su misura ma senza una vera identità di stile. Alexandria vuole fare per il gioiello ciò che questi sarti hanno fatto per l’abito: dare forma a una nuova grammatica del lusso, dove ogni anello, ogni fermaglio, ogni collana è disegnata per seguire la fisiologia maschile, non per adattarvi un modello femminile.
L’oro come seconda pelle: la tecnica dietro l’audacia
Ciò che colpisce della proposta di Alexandria è l’approccio materico: non pietre montate come dopo-pensiero, ma metalli lavorati a mano con tecniche che ricordano gli scudi macedoni o i fermagli dei mantelli romani. Bernell seleziona diamanti e pietre di colore con tagli non convenzionali, spesso a smeraldo o a cuscino, ma li incastona in strutture che ricordano l’armatura più che il bijou. Il risultato è un pezzo che pesa sul polso come un sigillo di potere, che non teme il contatto con la pelle sudato di una giornata di lavoro o con il tessuto di un abito di lino.
La maison ha sede a Londra, ma la sua anima è nomade: Bernell attinge da artigiani di Jaipur, da orafi fiorentini e da incastonatori di New York, creando una rete di competenze che rifiuta la produzione seriale. Ogni pezzo di Alexandria nasce da un disegno architettonico, con angoli studiati per riflettere la luce in modo specifico, e viene costruito su un’anima interna in oro 18 carati che ne garantisce la robustezza. L’idea è che un gioiello maschile non debba essere fragile: deve accompagnare l’uomo che lo indossa per decenni, diventando un oggetto di culto personale, quasi un talismano moderno.
Il lancio di Alexandria arriva in un momento in cui la moda maschile ha già sdoganato collane, anelli e bracciali, ma l’alta gioielleria vera e propria — quella con pietre da collezione e prezzi da investimento — è rimasta appannaggio femminile. Bernell rovescia il paradigma: non si tratta di rendere il gioiello maschile più delicato, ma di renderlo più potente, più scultoreo, più vicino a un’armatura indossabile che a un accessorio. E forse, dopo secoli di tabù, gli uomini sono finalmente pronti a rivendicare il loro spazio nel regno delle pietre preziose.





