Nel 1961, un tagliatore di diamanti di nome Arpad Nagy osservò un cubo di vetro sul tavolo del suo laboratorio a Londra. Mentre lo ruotava tra le dita, notò come la luce rimbalzasse in modo irregolare, quasi ribelle, creando scintillii che nessun taglio brillante rotondo poteva offrire. Da quell’osservazione casuale nacque il taglio princess, una forma quadrata con angoli vivi e un interno a gradini che sembra sfidare le leggi dell’ottica. Nagy non poteva immaginare che quella scoperta avrebbe rivoluzionato l’alta gioielleria, diventando il preferito di chi cerca un carattere deciso, lontano dalla dolcezza ovale o dalla tradizione rotonda.
Un taglio che gioca con la percezione
Il taglio princess, a differenza del brillante, non cerca la simmetria perfetta ma una sorta di caos controllato. Le sue 76 sfaccettature – contro le 57 del taglio brillante classico – sono disposte in modo da creare un effetto a scala rovesciata, con una corona bassa e un padiglione profondo che intrappola la luce e la restituisce in lampi improvvisi. Quando osservo una pietra princess dal vivo, la mia attenzione non si posa mai su un punto fisso: il bagliore si sposta, danza, cambia direzione a ogni minimo movimento del polso. È un taglio che richiede un’orafa con una sensibilità quasi scultorea, perché ogni angolo deve essere calibrato al decimo di millimetro: un errore e la pietra perde quella vitalità che la rende inconfondibile.
Negli atelier di alta gioielleria, il princess viene spesso utilizzato come pietra centrale in anelli solitari o come elemento ripetuto in collane architettoniche. La sua forma quadrata si presta a incastonature a griffe che lasciano passare la luce laterale, oppure a montature a scomparsa che sembrano far galleggiare il diamante su un filo d’oro. Ma ciò che mi affascina di più è il contrasto: un princess incastonato tra due baguette tagliate a gradino crea un dialogo tra nitidezza e morbidezza, tra rigore e improvvisazione. È un gioco di opposti che richiede un occhio esperto per essere bilanciato, ma che quando riesce produce un effetto di pura magia visiva.
L’oro come cornice, non come sfondo
La scelta del metallo per un taglio princess non è mai casuale. L’oro bianco o il platino esaltano la freddezza della pietra, mentre l’oro giallo crea un contrasto caldo che fa risaltare i riflessi interni. Negli ultimi anni, ho visto una tendenza affascinante: l’oro rosa, con la sua sfumatura ramata, accende la pietra princess in un modo che nessun altro metallo riesce a fare. Il segreto sta nel fatto che l’oro rosa non compete con la luce del diamante, ma la riscalda dall’esterno, creando una sorta di alone avvolgente. Nei miei progetti preferiti, il princess è montato su un castone che lascia intravedere il metallo anche dall’alto, quasi come una finestra che invita la luce a entrare da ogni direzione.
Quando consiglio un gioiello con taglio princess a una cliente, le dico sempre di provarlo in diverse condizioni di luce: la luce del giorno, quella artificiale di un ristorante, la penombra di un teatro. Solo così si può comprendere la personalità cangiante di questa pietra. È un taglio che non ama la staticità, che si rivela a poco a poco, e che per questo si adatta perfettamente a donne e uomini che non vogliono passare inosservati ma che detestano l’ostentazione. Un anello con un princess centrale non grida, ma sussurra con autorità: è la differenza tra chi indossa un gioiello e chi lo vive.
Il princess come linguaggio personale
Nel mio lavoro di consulente per collezioni private, ho notato che le persone che scelgono il taglio princess hanno spesso un rapporto non convenzionale con la gioielleria. Non cercano il diamante per il suo valore simbolico di eternità, ma per la sua capacità di raccontare una storia di rottura e ricostruzione. Un princess su un pendente minimalista può essere il regalo ideale per una laurea o per un nuovo inizio professionale: la sua forma squadrata richiama la costruzione, la stabilità, ma la sua luce irregolare parla di imprevedibilità e coraggio. Per un anniversario, invece, lo vedo magnifico in un bracciale rigido con più principesse allineate, come tappe di un percorso condiviso.
La versatilità di questo taglio si estende anche alla scelta delle altre pietre. Un princess blu zaffiro accanto a diamanti taglio princess crea un effetto a scacchiera che ricorda le vetrate gotiche, mentre un princess di diamante circondato da piccoli rubini rotondi introduce una nota di colore senza sminuire la protagonista. Nei miei articoli, ho sempre sostenuto che il princess è il taglio più democratico dell’alta gioielleria: non richiede un polso da red carpet, non impone un abito elegante. Sta bene con un jeans e una camicia bianca come con un abito da sera, perché la sua energia è interiore, non dipende dal contesto. È per questo che, quando mi chiedono un consiglio per un primo acquisto importante, indico quasi sempre un princess: è un investimento che non invecchia, non perché sia classico, ma perché è sempre un passo avanti.





