Nel 1911, durante la prima sfilata di moda organizzata a Londra da Lucile, Lady Duff-Gordon, le modelle indossavano collane di perle lunghe fino alla vita e fermagli di diamanti che scintillavano sotto i lampadari a gas. Quello spettacolo non era solo un défilé: era una dichiarazione su come la gioielleria potesse dare il ritmo a un intero guardaroba. Oggi, con l’annuncio del calendario della London Fashion Week per la Primavera/Estate 2027, quella stessa tensione tra moda e ornamento torna prepotentemente al centro della scena, ma con una maturità nuova. Il British Fashion Council, sotto la guida di Laura Weir, ha scelto di riportare McQueen sul suolo di casa e di affidare a Christopher Kane la timoneria di Mulberry, segnando un ritorno alle radici che, per chi scrive di alta gioielleria, suona come un invito a ripensare il ruolo dei preziosi non come accessori, ma come architetture portanti dell’abito.
McQueen e la pietra che parla di Londra
Quando Alexander McQueen tornò a Londra nel 1996 per la sua prima sfilata dopo l’esperienza parigina, scelse di raccontare una città industriale e visionaria, fatta di acciaio e vetro. Per il 2027, il brand ripercorre quella strada, ma con una sensibilità gemmologica che merita attenzione. I gioielli di scena, per le collezioni che debutteranno a settembre 2026, si annunciano ispirati ai minerali britannici: fluoriti viola del Derbyshire, calcedoni grigio-fumo dello Yorkshire e l’iconica pietra di Portland, bianca e venata di nero, che già incorniciava gli orologi di John Arnold nel Settecento. Non si tratta di un semplice revival: è la volontà di ancorare la creazione contemporanea a un lessico geologico locale, dove ogni gemma diventa un frammento di paesaggio londinese. In alta gioielleria, questo significa rivalutare materiali spesso trascurati per la loro ‘minore’ durezza, come la fluorite, e lavorarli con tagli a gradino che ne esaltino la trasparenza quasi acquatica, creando un dialogo tra la rigidità del metallo e la morbidezza dei tessuti scultorei di McQueen.
Mulberry secondo Kane: la perla come nuova silhouette
Christopher Kane, da sempre affascinato dalla biologia e dalla trasparenza, porterà a Mulberry una visione che trasforma la gioielleria in un elemento strutturale della borsa e dell’abito. Le sue precedenti collaborazioni con gioiellieri indipendenti hanno dimostrato una predilezione per le perle di fiume irregolari, quelle che i giapponesi chiamano ‘keshi’, e per le catene in argento ossidato che ricordano le radici di un albero. Per la Primavera/Estate 2027, si vocifera di un uso massiccio di madreperla tagliata a scaglie sottilissime, cucita direttamente sui capi come una seconda pelle. In alta gioielleria, la madreperla è un materiale difficile: fragile, opalescente, richiede un’incastonatura a gabbia per non rompersi. Kane, però, la utilizzerà come fosse un tessuto, piegandola su sé stessa in volute che ricordano le conchiglie nautilus. Per un gioielliere, è una sfida tecnica affascinante: come saldare una montatura in oro 18k che segua queste curve organiche senza deformare la luminescenza della conchiglia? La risposta sta in un lavoro a sbalzo rovesciato, dove il metallo viene martellato da dietro per creare un incavo che accolga la madreperla come un letto di fiume.
Il calendario della London Fashion Week, con la sua enfasi sul ritorno a un’identità artigianale britannica, offre all’alta gioielleria un’opportunità rara: quella di smettere di essere un complemento e diventare il fulcro narrativo della collezione. I gioielli firmati McQueen e Mulberry, sotto la nuova direzione, non saranno più semplici fermagli o spille da appuntare all’ultimo minuto. Diventeranno il punto di partenza del disegno, come accadeva nelle corti rinascimentali quando un gioiello veniva commissionato prima dell’abito che lo doveva contenere. Per i collezionisti e gli appassionati, questo significa che la prossima stagione porterà in dote non solo nuove silhouette, ma un intero vocabolario di materiali preziosi da riscoprire, dalla fluorite di Derbyshire alla madreperla di fiume, in un dialogo tra moda e orificeria che promette di essere tanto rigoroso quanto poetico.





